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Guida · Protezione della famiglia

Rendite per superstiti: cosa spetta a coniuge e figli, e a chi no

L'AVS e la previdenza professionale proteggono il coniuge e i figli, a condizioni precise. Un partner non sposato non ha diritto a nulla dall'AVS, e al secondo pilastro solo se la cassa pensioni lo prevede.

Pubblicato il 14.09.2026

Una coppia che vive insieme da dieci anni, con due figli, ma senza essere sposata, per l'AVS non è una famiglia. Se uno dei due muore, i figli ricevono una rendita. Il partner superstite, no.

È il punto meno conosciuto di un sistema che, per il resto, protegge davvero i superstiti. Vale la pena vedere che cosa versa ciascun livello, e a chi, prima di decidere se manca qualcosa.

L'AVS: tre rendite e una condizione comune

Il primo pilastro prevede tre rendite per superstiti: la rendita per vedove, la rendita per vedovi e la rendita per orfani. Tutte presuppongono che la persona deceduta abbia versato contributi per almeno un anno intero, o che sia soddisfatta una condizione equivalente, per esempio grazie ad accrediti per compiti educativi.

L'importo dipende dalla carriera contributiva del defunto, non da un forfait. La proporzione è però fissa. Nella scala ufficiale delle rendite complete, la rendita per vedove o per vedovi rappresenta l'80% della rendita di vecchiaia che avrebbe percepito la persona deceduta, e la rendita per orfani il 40%. Se entrambi i genitori sono deceduti, il figlio riceve una rendita per ciascun genitore, entro un limite fissato dalla legge.

La vedova

Una donna sposata ha diritto a una rendita per vedove se al momento del decesso ha uno o più figli, indipendentemente dalla loro età, oppure se ha compiuto 45 anni ed è stata sposata per almeno cinque anni. I figli del coniuge deceduto che vivono con lei contano come i suoi.

Il vedovo, e che cosa ha cambiato la Corte europea

Un uomo sposato ha diritto a una rendita per vedovi se al momento della vedovanza ha uno o più figli. Per molto tempo questa rendita si estingueva quando il figlio più giovane compiva 18 anni, mentre quella della vedova continuava. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito l'11 ottobre 2022 che questa differenza era discriminatoria.

Da quella data si applica un regime transitorio: la rendita dei vedovi con figli non cessa più ai 18 anni del figlio più giovane. Riguarda solo i vedovi con figli; un vedovo senza figli continua a non avere diritto a una rendita. Il Tribunale federale ha esteso la stessa logica ai vedovi divorziati con figli con una sentenza del 16 dicembre 2024, senza effetto retroattivo.

I figli

Un figlio il cui padre o la cui madre muore ha diritto a una rendita per orfani fino a 18 anni. Se è in formazione, il diritto dura fino alla fine della formazione, ma al più tardi fino a 25 anni. Nel 2026, un figlio in formazione il cui reddito annuo lordo supera 30'240 franchi non vi ha diritto.

Il secondo pilastro: più ampio, ma secondo la cassa pensioni

Anche la previdenza professionale versa prestazioni per superstiti, in aggiunta all'AVS. La legge concede una rendita al coniuge superstite che ha almeno un figlio a carico, oppure che ha compiuto 45 anni e il cui matrimonio è durato almeno cinque anni; secondo l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, essa rappresenta il 60% della rendita completa di vecchiaia o d'invalidità del defunto. Il coniuge che non soddisfa nessuna di queste condizioni riceve un'indennità unica pari a tre rendite annue. Il partner registrato superstite è trattato come un coniuge. Gli orfani ricevono il 20% fino a 18 anni, o fino a 25 anni se sono in formazione.

È qui che il partner non sposato ritrova una porta, stretta. L'articolo 20a della legge permette a una cassa pensioni di prevedere nel suo regolamento una prestazione per la persona che ha formato con il defunto una comunione di vita ininterrotta di almeno cinque anni immediatamente prima del decesso, o che deve provvedere al sostentamento di figli comuni. Ma la legge lo consente, non lo impone. È il regolamento della cassa a decidere se esiste una prestazione, a quali condizioni e di quale importo.

Queste condizioni possono essere formali tanto quanto sostanziali. Meglio leggerle finché si è ancora in tempo per soddisfarle.

Se il decesso è dovuto a un infortunio

Per un lavoratore dipendente, un decesso per infortunio dà diritto anche alle rendite dell'assicurazione contro gli infortuni, con aliquote proprie e un proprio limite massimo. Sono descritte nella guida sugli infortuni professionali, e si coordinano con l'AVS e il secondo pilastro invece di sommarvisi senza limiti.

Che cosa resta da coprire, e con che cosa

Le rendite pubbliche e professionali non sostituiscono un reddito intero, e non rimborsano un'ipoteca. Per una coppia non sposata, la protezione del partner può essere nulla nel primo pilastro e incerta nel secondo. È la lacuna che copre un'assicurazione in caso di decesso, stipulata privatamente, nel pilastro 3a o 3b.

  • Verificate nel regolamento della vostra cassa pensioni se è prevista una prestazione per un partner non sposato, e a quali condizioni.
  • Chiedetele se esige che la convivenza le sia annunciata per scritto quando siete ancora in vita, e in tal caso fatelo.
  • Controllate l'ordine dei beneficiari del vostro pilastro 3a: è fissato dalla legge, e il partner non vi figura al primo posto.
  • Calcolate che cosa mancherebbe all'economia domestica, affitto o ipoteca compresi, prima di scegliere l'importo di un capitale in caso di decesso.

Fonti e riferimenti

Queste informazioni sono generali e hanno scopo esplicativo. Non costituiscono né una consulenza giuridica né una consulenza assicurativa individuale. Le prestazioni effettive dipendono dal vostro contratto, dalla vostra situazione personale e dalle condizioni in vigore: verificate le vostre condizioni contrattuali o rivolgetevi all'ente competente o a una consulente o un consulente. Come redigiamo i nostri contenuti

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